La pizza: da rito a musa ispiratrice

Elemento risolutore di tante serate in compagnia – dalla cena tra amici a quella aziendale – quello che si svolge attorno alla pizza è una sorta di rituale pagano in cui i sensi si aprono al gusto. Nel suo eterno essere in bilico tra mito e rito collettivo, la pizza è il più celebrato tra gli alimenti: nelle canzoni – “Quando la luna ti fa spalancare gli occhi, come una grande fetta di pizza , that’s amore” cantava Dean Martin – nella pop art di Roy Lichtenstein Claes Oldenburg, e soprattutto nel cinema: dall’indimenticabile Sophia Loren nei panni di una sensuale pizzaiuola ne “L’oro di Napoli” di Vittorio De Sica al grande Eduardo De Filippo – che porta in scena una pizza alle alici ne “La chiave di casa” – fino a Woody Allen  che in “Crimini e misfatti” mangia una pizza passeggiando per le vie di New York – o a Julia Roberts che ne addenta una fetta in “Mangia, prega, ama”.

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Anche se la ricetta sembra facile, ricordiamo che non si può “semplicemente” cucinare una pizza: essa nasce dall’abilità e dall’estro del pizzaiuolo che modella la pasta proprio come fa uno scultore con la creta. E sta alla sua sensibilità capire quando è pronta, farla volteggiare finché non diventa un disco perfettamente rotondo per poi stenderla senza usare il mattarello, cospargerla con la precisa quantità di olio e condimenti vari e metterla in forno osservandone, secondo dopo secondo, la cottura. Per volontà del Ministero dell’ Agricoltura e del Ministero degli Esteri, l’ arte dei pizzaiuoli napoletani sarà candidata dall’Italia nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco: una decisione di enorme rilevanza, che attesta l’importanza dell’arte dei pizzaiuoli come simbolo identitario e come sprone per il riscatto e la rinascita di un popolo intero.

Per gustare la vera pizza napoletana ti aspettiamo a Napoli Pizza Village dal 6 all’ 11 settembre sul Lungomare Caracciolo. Per maggiori informazioni e per scaricare il tuo voucher clicca qui.