Pecoraro Scanio: formazione e tutela del Made in Italy a sostegno dell’Arte del Pizzaiuolo Napoletano

pecoraro scanio

Era settembre 2014 quando l’ex ministro e presidente della Fondazione UniVerde Alfonso Pecoraro Scanio lanciò, sulla piattaforma Change.org, #PizzaUnesco, la world petition finalizzata a sostenere la candidatura dell’Arte del Pizzaiuolo Napoletano come Patrimonio Immateriale dell’Umanità. La campagna, durata oltre tre anni e conclusasi il 7 dicembre 2017 con l’ambito riconoscimento Unesco, ha raccolto adesioni provenienti da tutto il mondo, coinvolgendo cittadini, volti noti nel mondo dello spettacolo, istituzioni, imprese ed esponenti della società civile, in Italia e nel mondo. «Al di là di ogni aspettativa la campagna ha raccolto oltre due milioni  di firme provenienti da 100 paesi nel mondo. #PizzaUnesco è diventata una best practice mondiale, la più grande campagna a sostegno di una candidatura della storia dell’Unesco. L’iniziativa ha portato a una vittoria tutt’altro che scontata. Molte multinazionali, infatti, non gradivano questo riconoscimento, così come alcuni Paesi, che ritenevano di fare un prodotto simile alla pizza e non volevano riconoscere la specificità dell’Arte del Pizzaiuolo Napoletano, che avrebbe incardinato a Napoli, in Campania e in Italia, la tipicità del prodotto più venduto del pianeta», ha dichiarato Alfonso Pecoraro Scanio ieri in occasione della speciale edizione del Napoli Pizza Village and Friends per Unesco.

pecoraro-scanio-jimmy-ghione

La tutela Unesco di questa grande tradizione artigianale accende i riflettori sulla città agevolando il dialogo con il resto del mondo: «è importante precisare che questo non è un riconoscimento limitato a chi è nato a Napoli. Noi abbiamo festeggiato a Jeju, in Corea del Sud, con pizzaioli che venivano dal Giappone, dall’Australia, da Taiwan e dalla Corea e che avevano imparato a Napoli a fare la pizza».

Non manca da parte del presidente della fondazione Univerde un accento sulle responsabilità che questa vittoria porta con sé: «Il riconoscimento non è stato dato alla pizza ma a un mestiere artigianale. Noi abbiamo esigenza che questo mestiere sia riconosciuto. Adesso dobbiamo formare i pizzaioli. Già dall’anno prossimo dobbiamo introdurre il corso di pizzaiolo napoletano negli Istituti alberghieri italiani, impegnandoci affinché, da un punto di vista legislativo, sia arginato il tentativo di guadagnare inventando metafisici corsi di formazione. Facciamo in modo che sia lo Stato, insieme con gli istituti alberghieri e con il supporto delle Associazioni di pizzaioli, a fare questo lavoro, assicurandoci che periodicamente ci siano a Napoli dei corsi di formazione e di aggiornamento rivolti a chi nel mondo fa la pizza secondo l’arte napoletana».

pecoraro-scanio-npv

La valorizzazione di questa storica tradizione artigianale porta con sé l’esigenza di dare una nuova spinta alla tutela delle eccellenze made in Italy, materia prima della pizza napoletana: «è importante fare in modo che il prodotto più venduto del pianeta sia un veicolo per il vero made in Italy e che sia, quindi, di aiuto a contrastare l’agropirateria, altro tema da me molto sentito. Il nostro è il paese più truffato al mondo in termini di finto made in Italy agricolo, un traffico che sottrae oltre 70 miliardi di euro. Se recuperassimo anche solo una parte, sarebbero tutti soldi che ritornerebbero nelle tasche degli agricoltori e degli imprenditori di prodotti di qualità italiani».