Pixza. Il progetto sociale che parte da una fetta di pizza

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A volte anche una fetta di pizza può trasformarsi in un’occasione per cambiar vita: è questa l’idea promossa da Pixza, il progetto imprenditoriale ideato e portato avanti a Città del Messico dal giovane Alejandro Souza, che ha coniugato una nuova concezione della pizza al suo spiccato impegno nel sociale.

Laureato e con alle spalle diverse esperienze in progetti di sviluppo economico e sociale in Africa e in Sud America, Alejandro si trovava a New York per una specializzazione alla Columbia University quando ebbe l’idea che avrebbe segnato il suo ingresso nel mondo della ristorazione. A fargli da musa ispiratrice la cucina del suo paese natale, il Messico: era ora di pranzo e lui era andato con la mente alle sue huarache, tradizionali tortillas a base di mais e farcite con gli ingredienti più disparati. Pensò di riproporle in una nuova chiave trasformandole in un’originale pizza. Di qui la nascita di Pixza, un progetto che ben presto il giovane imprenditore ha trasformato in uno strumento finalizzato a valorizzare i prodotti e le persone della sua terra d’origine.

Alejandro ha aperto nel 2015 l’attività a Città del Messico. Da allora la sua pixza viene realizzata rigorosamente con mais blu, varietà molto antica, selezionata già ai tempi degli Incas per la sua resistenza, e farcita prodotti di origine messicana.

Ma non finisce qui. La vera sfida di Alejandro è incentivare il recupero dei giovani in stato di abbandono proprio attraverso la pizza. Egli la porta avanti coinvolgendo i suoi clienti: ogni 5 fette di pizza vendute, infatti, una viene offerta a un giovane tra i 18 e i 25 anni che si trova in uno stato di abbandono, senza cioè una casa, una famiglia, un’istruzione. L’iniziativa va più in là di una semplice “pizza sospesa”. Si tratta di un modo per avvicinarsi a questi ragazzi che vivono in condizioni difficili per spingerli al cambiamento e offrire loro un’opportunità di riscatto.

Il processo di avvale di volontari della pizzeria e si articola in più fasi. Nella prima i volontari, offrendo la pizza, dialogano con i ragazzi per poi coinvolgerli in prima persona nell’attività di volontariato. Segue un corso di formazione, un taglio di capelli e vestiti puliti che permettano di sostenere in maniera decorosa un colloquio di lavoro e, infine, la possibilità di trovare impiego in pizzeria.

«Si tratta di un percorso difficile, che in molti abbandonano», ha dichiarato Alejandro in un’intervista per il magazine Fast Company. Eppure i volontari non demordono e nel giro di due anni Pixza è riuscita a coinvolgere oltre 17 ragazzi, offrendo loro un lavoro a tempo indeterminato e con esso, la possibilità di cominciare una seconda vita.